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Oggi lasciate che sia felice,
io e basta,
con o senza tutti,
essere felice con l’erba, e la sabbia,
essere felice con
l’aria e la terra,
essere felice con te,
con la tua bocca,
essere felice.

Pablo Neruda

by Serena (piedino, fotografia, PS editing) © 2008

Il futuro nasce da un incontro.

by Serena (fotografia, Photoshop editing) © 2008

Dopo Luce/Ombra, sono ritornata a sperimentare un pò con Photoshop e con diversi brushes reperiti su Deviantart e Photoshopsupport. Cliccate sull’immagine per vederla ingrandita ;-)

Sono molto affezionata a questo scatto, fatto alla copertina di un calendario del 2007. La frase scritta sembra banale, quasi scontata, ma il suo significato per me è molto prezioso. Quasi mi sembra di rivivere le emozioni che esattamente un anno fa stavano prendendo possesso del mio cuore e alle quali faticavo a dare un nome… ora so che…

Il futuro ha il tuo nome, tesoro mio.

Iris, la buona novella

Ecco un nuovo fiore del mio giardino, l’iris, conosciuto anche come giaggiolo.

Iride era la messaggera degli dei, che con l’arcobaleno poteva mettere in contatto l’Olimpo con la terra. L’iris fu così chiamato proprio perchè la varietà dei suoi colori ricordava l’arcobaleno.

Fiore comune nelle campagne toscane, sembra che proprio sulla base di questo fiore venne ideato lo stemma della città di Firenze.

Il significato di questo fiore è desiderio di comunicare una buona notizia.

Un sabato trascorso in assoluta libertà, come “in vacanza”, alla ricerca di cose carine per la casetta. Bellissima sorpresa: mostra di quadri lungo il Naviglio Grande, visitata dopo delizioso pranzetto presso il B-Artspace.

Tag della giornata: firenze, colori, dischi, salmone, cucchiaini, calzettine a righe, design, rucola nei denti, piumini, crepes, coccole sui gradini, codini, camminare, quadri, libraccio, insalatiera…

Lungo il Naviglio * Insegna di ristorante * Bamboline inquietanti a Porta Ticinese

Ingresso di ristorante * I nostri nuovi cucchiaini per il caffè

Luce/Ombra

Mantieni il tuo volto in pieno sole, e non potrai vedere l’ombra
(Helen Keller)

by Davide (fotografia, scelta della citazione) e Serena (Photoshop editing)
© 2008

David watching

Ieri sera, facendo zapping selvaggio, sono capitata sul programma LA Ink, in un cui si raccontano le vicende professionali - e personali - di un team di tatuatori. Non sono un’appassionata di tatuaggi, ma devo ammettere che i tatuatori veri, quelli che ci sanno fare, sono degli artisti a tutti gli effetti e possiedono un’incredibile professionalità.

Tra i vari personaggi che si sono avvicendati durante la puntata, sono rimasta colpita da uno in particolare. Si tratta di Sebastian Bach, cantante canadese che prima di darsi alla carriera solista è frontman degli Skid Row. Sebastian - vero nome Sebastian Philip Bierk - si reca dall’amica Kat Von D per farsi tatuare sul braccio destro un dipinto realizzato da suo padre, David Bierk, scomparso nel 2002.

Il dipinto - del 1990 - si intitola David watching e rappresenta la statua del David di Michelangelo che dall’alto osserva una tela rappresentante Gesù, trasportata da sette uomini. Sembra che nessuno a parte Davide si curi dell’immagine di Gesù. Qui sotto potete vedere il tatuaggio realizzato.

Andando alla ricerca del dipinto, scopro che oltretutto è stato utilizzato come cover per l’ultimo album di Sebastian Bach, Angel down. Non è la prima volta che il cantante utilizza un’opera del padre come cover. Ricordiamo infatti l’album Slave to the grind, degli Skid Row. Sebastian - in alcune interviste - ha affermato che il dipinto che scelto per l’ultimo album gli è molto caro perchè la statua del David gli ricorda suo padre - che si chiama nello stesso modo - che lo osserva dall’alto del cielo.

Un estratto di un’intervista:

…when my father, David Bierk, did the Slave to the Grind cover, I really wanted to carry that on, and now that he’s no longer with us, it takes an even heavier meaning to me. So the album is called Angel Down and my dad did this cover called David Watching — he painted it back in 1990, [and] it’s a statue of David looking down on a painting of a Jesus and nobody’s paying attention to Jesus in the content of this painting. And the thing is, a lot of the lyrics of the record have to do with the war, and to me, we’ve perverted what religion is about. To kill each other over religion is completely the opposite message of what Jesus was trying to say, which was “Love each other.” Any parent with a soldier who lost his life [in the war], they’re obviously angels. And the thing is, my dad’s painting is David Watching but his name was [also] David. So it’s really that that’s the title of the painting ’cause he can’t be here anymore but he’s on the album cover and he is watching.

Non conoscevo Sebastian Bach e non avevo mai ascoltato nessuna sua canzone. Ho ascoltato By Your Side, una delle canzoni dell’ultimo album…

…too young to leave me standing
I wonder where you are
You know i’ll never let you go
You know i’ll never hurt so bad
And if It takes a thousand years
I will be right there By Your Side…

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Chi è Sebastian Philip Bierk
David Bierk e le sue opere

Piccola donna (cresce)

Nella giornata dedicata ai lavoratori ho voluto darmi da fare in cucina, come raramente avevo fatto prima. Non sono una cuoca particolarmente esperta e me ne cruccio, ma credo che con un pò di buona volontà e di pratica potrò arrivare a qualche risultato se non altro commestibile. Armata del mio bel grembiulone blu acquistato in Alto Adige (non questo però), capelli in assetto di guerra (riesco a farmi il codino!), nel tardo pomeriggio monopolizzo la cucina, che in men che non si dica si trasforma in un vero campo di battaglia.

Ho trovato la ricetta su un bel blog - che vi consiglio - e ho introdotto qualche variante. Mi sono cimentata in… maltagliati allo speck e salvia.

Per la pasta fresca (4 persone)

200 gr. di farina di grano tenero
200 gr. di farina di grano duro
4 uova
salvia tritata
sale

Per il condimento

180 gr. di speck (2 o 3 fette spesse)
Foglie di salvia in abbondanza
Uno scalogno
Parmigiano grattugiato
Vino bianco
Pepe rosa
Olio

RicettaIn una pirofila piuttisto grande ho versato le farine che ho disposto a fontana con un pò di sale; nel mezzo ho rotto le uova e ho iniziato con il portare la farina dall’esterno al centro. Quando ha notato un pò di consistenza, ho spostato l’impasto sul tavolo - ben infarinato - e ho continuato lì la lavorazione, per circa dieci minuti, trasformandomi nel mostro della palude (ndr. pasta appiccicata sulle mani!). Dopo poco, avrei dovuto aggiungere la salvia tritata finemente, ma me ne sono dimenticata; mi è venuto in mente solo quando avevo già ottenuto una bella palla di pasta compatta, quindi l’inserimento della salvia è risultato abbastanza difficoltoso. /Me tapina!

Ho lasciato la palla a riposare nella pirofila per circa 45 minuti, coperta da un tovagliolo umido. La fase della “nanna della pasta” è essenziale e ce ne si accorge subito appena la si stende: l’impasto è davvero molto più morbido! Taglio la palla in tre parti e inizio a stendere la prima con il mattarello. Le cosa più antipatica della stesura a mano è che - a causa dell’elasticità - 1) la pasta tende a “tornare indietro” 2) difficile ottenere uno spessore sottile 3) si rischia lo slogamento dei polsi, se non avvezzi (io, sono io). Mi piacerebbe tanto avere la nonna papera! Una volta ottenuto più o meno lo spessore desiderato inizio a tagliare la pasta con una rotella e proprio in quanto maltagliati il risultato è abbastanza grezzo ed impreciso, azzardo anche casereccio. Sono soddisfatta!

In attesa del mio amore, preparo lo speck a tocchetti e affetto lo scalogno e la salvia.

Credo che la sorpresa più bella per lui sia stata l’accoglienza al cancello con il mitico grembiulone blu piuttosto che la ricetta in sè! In effetti sono abbastanza buffa con quel pastrano (no comment sull’autoscatto con mattarello d’ordinanza).

Una volta fatti accomodare gli uomini (con tanto di imperativo “zittatorio”, stessa sorte che ha subito Gerry Scotti… tv spenta con un colpo di telecomando), ho iniziato l’avventura ai fornelli, anche se dietro alle mie spalle si sono scatenati frizzi, lazzi e sghignazzi, nonchè fotografie che per pudore evito di inserire qui. In realtà faticavo io stesso a stare seria, piccolo disastro quale sono.

In una pentola bassa, ho fatto rosolare dello scalogno con olio extra vergine d’oliva. Una volta dorato, ho aggiunto lo speck e parte della salvia. Dopo un paio di minuti ho bagnato lo speck con vino bianco e - una volta sfumato - ho cosparso con una bella quantità di pepe rosa. Nel frattempo, ho messo a mollo in acqua bollente salata i maltagliati; il tempo di cottura si è aggirato intorno 10 minuti.

Una volta pronta, ho scolato la pasta e versata nella padella del condimento, a cui ho aggiunto le ultime foglioline di salvia. Dopo aver impiattato, una nuova spolverata di pepe rosa e del parmigiano grattugiato a completare il tutto.

Non so se sia stata fame dovuta alla stanchezza o semplicemente la soddisfazione, ma ho svuotato il piatto in men che non si dica.

Non so se sia stata la sorpresa di vedermi all’opera o una dimostrazione di fiducia, ma anche gli ometti hanno mangiato con gusto.

Sono stata felice.

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Consiglio l’abbinamento con

Cuvè di Pinot - Veneto I.G.T.
Pinot Bianco e Pinot Grigio
Santa Margherita

Voglio inaugurare il mese di maggio con la bellissima scultura del costaricano Jorge Jimenez Deredia che, insieme ad altre opere in marmo di Carrara e bronzo, è stata esposta a Firenze, presso la Limonaia del Giardino di Boboli, nell’ambito della suggestiva mostra Il mistero della Genesi (14 giugno/24 settembre 2006). Un vero peccato non averla potuta visitare.

L’unicità del vincolo che lega il corpo femminile al mistero della genesi è sottolineata dalle sculture in cui viene mostrato il passaggio dalla figura dell’uovo a quella femminile, attraverso un progressivo dispiegarsi della materia che percorre le diverse fasi dell’iter che porta la materia inanimata a divenire “materia umana”, come è possibile osservare - ad esempio - nella scultura Canto alla vita.

Su di lui è stato scritto

[...] molti uomini hanno affidato alla filosofia, alla matematica, alla poesia, alla letteratura la manifestazione del loro pensiero. Deredia lo fa con la scultura. La più fisica delle arti diventa così metafisica. In Deredia la trasformazione del marmo e del bronzo è metafora del processo senza tempo di trasmutazione del cosmo: materia che prende forma, vuoto che si riempie, materia che diventa luce.

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Il sito web dell’artista
Il sito web della mostra
Il catalogo della mostra (formato pdf)
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Il progetto La Ruta de la Paz - 22 giugno 2009

Mi porto la gioia sul petto
aperta, urlante
come un mazzo di papaveri ardenti.
Lungo le strade dell’infanzia
chiedevo al lume degli astri
il tuo nome,
approdai alla tua orma
e fu l’esatto risolversi
di una formula esatta.
Adesso so che esisti
e mi vuoi accanto
a spartire insieme i nostri pensieri
nudi come l’acqua
caldi come il pane.

Ketty Daneo

Ispirata, nella ricerca dei papaveri, agli ultimi post di Princi.

Nella tua mano

Nella tua mano,
addormentata, il sonno leggero
adagiata, il respiro quieto
il palpitante grembo è affidato
alla tua instancabile veglia
Nella tua mano,
abbandonata, i pensieri assenti
spoglia, ogni difesa ritirata
il nudo cuore è aperto
al tuo costante sguardo

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