Seduta al sole, su una panchina, ad attendere il treno.
Profumo di pane casereccio che invade l’aria, la pancia della mia vicina gorgoglia e – sorrido – mi ricorda la nostra, due bimbi con gli occhi sgranati osservano il mondo dal finestrino di un treno che se ne va via lento, nelle mani bruciano Cent’anni di solitudine… in equilibrio fra la nostalgia e la consapevolezza di quanto sia prezioso il nostro sentimento – un tesoro -, di quanto io possa essere fragile e forte allo stesso tempo, in quest’autunno così fuori dall’ordinario, aldilà della “nostra” splendida estate.





