Un presepio in dialetto
Dicembre 6, 2007 di Serena
Avevo citato in fondo all’articolo su San Tomè il nome dell’architetto Cesare Rota Nodari. Oggi voglio ripartire proprio da lì. Ho avuto modo di parlare diverse volte con lui, da piccina e da grande, sia perchè eravamo vicini di casa sia per alcune informazioni di cui necessitavo per scrivere gli articoli per l’Eco di Bergamo. Una persona molto pacata e serena, un eclettico senz’altro, un uomo di grandissima cultura.
Sarà che si sta avvicinando in Natale… ricordo con molto piacere quando ci regalò una statuetta di terracotta e smalto fatta con le sue mani, era un angelo. Devo riuscire a postare una fotografia.
Prima di scrivere questo articolo ho cercato di documentarmi un pò: stimato architetto a livello nazionale e internazionale, Cesare ha una passione, quella dei presepi.
Leggo dall’Editoriale di Orobie, dicembre 2002:
Non è la solita copertina di “Orobie” quella che vi presentiamo in questo numero di dicembre, con montagne o paesaggi pieni di neve. La scelta è caduta su una immagine tratta dal servizio dedicato al presepio realizzato dall’architetto Cesare Rota Nodari. Un presepio in dialetto, lo abbiamo chiamato, perché trae ispirazione dal mondo semplice, di contadini e di pastori, quale doveva essere quello dell’umile paese palestinese dove nacque Gesù. Alla Betlemme di duemila anni or sono è risalito Cesare Rota Nodari nel realizzare le decine e decine di personaggi del suo presepio, frutto di un lungo viaggio attraverso la tradizione e la storia. Cinque anni di lavoro che per l’autore del presepio sono stati molto impegnativi e al tempo stesso lievi. Invitiamo i lettori a passare in rassegna questa rappresentazione del presepio come appare nelle immagini di Marco Mazzoleni e se non sarà possibile per tutti ammirarle esposte nella chiesa di San Carlo a Milano, di andare a visitare la Rotonda di San Tomè e alla piana di Almenno nel cui ambiente sono nate le figure modellate da Cesare Rota Nodari. Duemila anni fa questi luoghi, ambienti e clima a parte, non dovevano essere molto dissimili: anche qui, tra la cuspide del monte Ubione e l’arrotondata mole del Linzone, contadini, pastori, mandriani. Gente umile e povera, pronta ad accorrere all’invito degli angeli [...]
Pino Capellini
Sono ormai anni che non faccio un presepio: di solito lo facevo da piccina. Mi ricordo che mi impegnavo a far stare in piedi le pecorelle nel muschio, regolarmente si sdraiavano. Era un modo per trascorrere del tempo assieme ai miei genitori, lo ricordo con molta nostalgia. Mi piacerebbe, un giorno, ritrovare quei momenti con i miei figli (se mai ne avrò), andare in cerca di muschio (sempre che sia premesso raccoglierlo!), pigne e rametti e allestire un bel presepe magari - perchè no? - proprio con delle statuine in terracotta, mentre il tepore del camino ci fa sentire tutti “a casa”…
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Cesare Rota Nodari, David Maria Turoldo
È Natale
Edizioni Servitium, 2002



