SEMMAI
ANIMALE
BORDI
GIOIA
ANELLO
SALUTE
ROSSETTO
CAFFÈ
APRIRE
MARITO
Un animale in gabbia: ecco come mi sento. Una donna in cattività. Scalpito entro queste quattro mura che non riesco a chiamare “casa”.
Sulla tavola, tra le briciole del pane, la tazzina del caffè abbandonata, i bordi tatuati con il segno delle sue labbra: mio marito è già uscito e non si è degnato di mettere la tazzina a mollo nel lavandino; poco male, se penso che non mi ha nemmeno dato il bacio del buongiorno. Se n’è andato via come non esistessi, come se non fossi la donna che da pochi mesi divide questo letto con lui. La mancanza di contatto mi porta a pensare di vivere in un sogno illusorio solo mio. Sono sola, io – il rossetto sbavato – con la favola che mi sono raccontata per anni, mattina e sera. Sento la mia salute mentale vacillare, anche se sono una donna forte e determinata.
Seduta sul tappeto, avvolta nel pigiama ancora tiepido, mi perdo a riguardare le fotografie di quel giorno: con il mio sorriso illuminavo il mondo! Ricordo i mesi prima delle nozze quando, su questo stesso tappeto, donatoci dai miei genitori, stavamo inginocchiati ad aprire i regali degli amici, mentre la casa era ancora tutta spoglia… in realtà, IO aprivo i regali, con una curiosità bambinesca; lui si limitava ad un’occhiata rapida e bofonchiava ogni tanto qualcosa di incomprensibile – giusto per farmi contenta -, come si trattasse di un compito ingrato.
Ho gli occhi gonfi questa mattina: ieri sera è uscito per l’ennesima volta, non passando nemmeno a casa per la cena. Quasi ventiquattr’ore senza sue notizie. Appena finito di rassettare la cucina, ho sistemato i panni stirati nel cassetto e ho trovato il suo anello. Perchè togliersi la fede per una semplice uscita con gli amici? Semmai mi stessi sbagliando, traendo conclusioni azzardate – Dio ti prego, fa che sia così! – mi dovrà spiegare il perchè…
Ho idealizzato la gioia, sto vivendo nell’attesa che qualcosa cambi. Sono l’ombra di me stessa.
Basta.
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Grazie a Gianluca per l’idea. Uno spunto per amalgamare empaticamente una triste realtà alla finzione narrativa, alla Vigilia di questo Natale che non per tutti può dirsi sereno.







Complimenti Serena, sei molto brava.
Magari ora ci provo anch’io.
Ciao Serena,sono passato di qui per caso e ho letto il tuo post.
Mi sentirei di consigliarti,visto che sei come dici una donna “forte” e “determinata”,di evitare di trarre conclusioni affrettate.La situazione che descrivi certo non è piacevole,ma da MARITO e da uomo mi sento di dirti: prova a prenderlo e a parlargli serenamente e senza aggredirlo,potresti scoprire che a volte alla base di tutto c’è un malessere di fondo che va curato.Che TU puoi curare.Non sto dicendo che sia colpa tua,sto dicendo che forse INSIEME potete risolvere e rimediare,a volte basta un poco di buona volontà.Aschiugati gli occhi dalle lacrime,sii positiva e affronta la situazione con coraggio.
Io non ho niente da insegnare e non sono nessuno,è solo il mio pensiero e spero possa esserti di conforto e d’aiuto.
Ciao Riff.
Scusami ho visto un ORRORE ortografico: “asciugati” e non “aschiugati”..
[...] racconto, se così si può definire, l’ho scritto io. Lo spunto è arrivato da Serena. L’origine di tutto sono dieci [...]
@ Riff: ti ringrazio per essere capitato qui e avermi lasciato il tuo commento. Grazie anche per i tuoi consigli, sei stato davvero gentile ad esserti soffermato. Sono però felice di dirti che quello che ho scritto non riguarda me e la mia vita, è veramente solo “finzione” narrativa… lo spunto è reale, ma non riguarda me in prima persona. In realtà posso dirti col sorriso sulle labbra che – a parte il non essere sposata – sentimentalmente la mia situazione è tutt’altra, direi all’opposto…
Mi sa che urge che scriva un nuovo raccontino – sempre usando le 10 parole in lista – in una prospettiva del tutto diversa… grazie ancora della visita!
@ Sara: grazie grazie grazie! Sei molto carina. Buon esperimento di scrittura creativa!
[...] Un nuovo racconto breve, sempre usando 10 parole-stimolo, che descrive una situazione del tutto diversa rispetto a questa. [...]
[...] Ancora un esperimento, dopo questo e questo. [...]
[...] da uno spunto di Serena: http://serenatriacca.wordpress.com/2007/12/24/un-animale-in-gabbia/ [...]
[...] Proposto da SARA DA UN’DEA DI SERENA [...]
L’idea mi piace e mi cimento anch’io:
SEMMAI fossi tornata da te come un
ANIMALE con la coda tra le gambe ai
BORDI della strada,
non più piena di quella GIOIA che mi ha sempre caratterizzato per quello che ho ricevuto da te:
l’ANELLO della tua fidanza su di me,
rinascita per la mia buona SALUTE,
da quando non sono più la stessa.
Non porto più ROSSETTO
Non bevo più CAFFÈ
Non vado più ad APRIRE quando bussano.
Non vedo più mio MARITO
Bell’esercizio di scrittura fantasiosa! Io la usavo quando nelle elementari dovevo fare delle frasi con parole dettate dalla maestra d’italiano (sono di lingua tedesca).
SEMMAI avessi raggiunto almeno una volta il piacere del dissenso, porterei in alto, fino alla scoperta dell’altruismo, le note del piacere di essere un ANIMALE, quantomeno sociale.
Ma ai BORDI della non esistenza, mi trasfiguro e provo GIOIA intrisa ad una leggera voluttà e, quasi chiuso in un ANELLO di fumo, penso alla SALUTE dell’anima.
La tazzina sporca di ROSSETTO del bar del viale mi costringe a sorbire un CAFFÈ
macchiato di lussuria e di poesia e per questo tento di APRIRE il cassetto rosso della camera ventitrè, contrassegnata dalla scritta “MARITO”.
@ serena’s fan e gas: grazie per esservi sperimentati! avete fatto ottimi lavori!
@ mina: che maestre all’avanguardia!
Ma la scuola che hai frequentato era italiana o tedesca?