Stamattina, come qualche volta amo fare, mi sono messa a frugare nella libreria che apparteneva a mia mamma. In genere vado in ricerca di qualcosa di specifico, qualcosa che mi lega ad un suo ricordo, ai suoi insegnamenti, a ciò che amava, ma questa mattina ho messo la mano a casaccio nei volumi della seconda fila scaffale in alto e mi è capitato un libro di Kahlil Gibran intitolato “Gesù figlio dell’uomo” (Edizioni SE) di cui non sapevo l’esistenza, con in copertina l’immagine de Il Cristo di San Juan de la Cruz di Salvador Dalì. Il libro, pubblicato cinque anni dopo “Il Profeta”, è un ritratto a più voci di Gesù. Nomi noti del Vangelo – amici e nemici – si avvicendano a personaggi creati dalla fantasia dell’autore in monologhi appassionati.
Ora un paio di passaggi che mi hanno colpita. In primis Matteo, che riporta il Discorso della Montagna di Gesù, in particolare quanto relativo alle Beatitudini; ad un certo punto si legge
Non siate in ansia per il domani ma piuttosto fissate lo sguardo sull’oggi, perchè a ciascun giorno basta il suo miracolo.
Credo sia una frase di grande attualità e in parte collegabile ad un post che ho scritto qualche tempo fa e anche a quanto dice la voce di Giuseppe di Arimatea
Il tuo prossimo è lo sconosciuto che è in te, reso visibile. Il suo volto si riflette nelle tue acque tranquille, e in quelle acque, se osservi bene, scorgerai il tuo stesso volto. Se tenderai l’orecchio nella notte, è lui che sentirai parlare, e le sue parole saranno i battiti del tuo stesso cuore. Sii verso di lui quello che vorresti fosse lui verso di te.
Per concludere non posso non citare la Maddalena
Lui allora mi guardò, e il meriggio dei suoi occhi era su di me, e disse: “Tu hai molti amanti, ma io solo ti amo. Gli altri, quando ti sono vicini, amano se stessi: io amo te in te stessa. Altri uomini vedono in te una bellezza che appassirà prima ancora dei loro anni. Ma io vedo in te una bellezza che non appassirà mai, e nell’autunno dei tuoi giorni questa bellezza non avrà paura di specchiarsi, e non conoscerà oltraggio. Solo io amo in te l’invisibile“.
Sono solo a metà di questo libro, credo che le prossime voci mi riserveranno nuovi spunti di riflessione. Affascinante e commovente guardare il Cristo con gli occhi di chi gli è stato accanto, nel bene o nel male – così come si immagina l’autore… posso dire sinceramente di esserne rimasta turbata. Gibran, Jai Guru Dev!








Libro bellissimo e delicato, ti somiglia.
Un passo che ho amato:
Grazie tesoro…
Ho letto proprio stanotte il passaggio di Melachi di Babilionia, l’astronomo. Oltre a quello che citi, anche un’altra frase mi ha affascinata:
[...] 25, 2008 di Serena Triacca Come scrivevo in questo post, molti gli spunti che ho tratto dal libro Gesù figlio dell’uomo di Gibran. Vorrei citare un [...]