Dopo aver guardato nel week-end il film L’infanzia di un capo, ambientato nel Tibet, mi ritrovo a leggere del Nepal tra le pagine di Nostra signora della solitudine di Marcela Serrano, un libro per lo più ambientato tra il Cile e il Messico… la protagonista della storia, una scrittrice di noir, ha due genitori irrequieti che la conducono durante l’infanzia in India. In una intervista tenuta a Madrid, il giornalista le chiede quali sono i ricordi più nitidi dei viaggi in India e lei risponde
Soprattutto il Nepal. Quando mi fecero conoscere la Kumari, l’unica dea vivente sulla Terra. E’ una bambina che vive a Kathmandu, in un palazzo, e si affaccia due o tre volte al giorno alla finestrella con le grate dei suoi appartamenti. A quel tempo ero ancora piccola, e non volli muovermi dal giardino senza averla vista. Mi fece impressione scoprire che aveva la mia età. Salutava con la mano e io mi soffermai sul suo sguardo: era una dea ma era anche una prigioniera. Viene scelta quando è ancora molto piccola, la portano via da casa sua e a partire da quel momento la sua esistenza si trasforma, viene allevata ed educata per essere immortale, per essere adorata, non più come una persona umana ma come una dea. Uno dei requisiti per venire scelta è non avere nessuna cicatrice sul corpo, non avere mai versato sangue: fa parte del rito e delle credenze. Continua ad essere una dea fino alla pubertà, alla prima mestruazione. Allora il suo regno finisce perchè il suo corpo ha perduto sangue. La crudeltà del mestruo la restituisce ai comuni mortali, dove, a quel punto, non ha più il proprio posto.
Non conoscevo l’esistenza della Kumari, dunque incuriosita ho fatto un pò di ricerche in rete ed ho raccolto una notevole quantità di informazioni che voglio riportare qui (fonte Wikipedia).
La Kumari (vergine) è l’incarnazione della dea Durga (dal sanscrito, colei che difficilmente si può avvicinare) e viene selezionata tra le bambine di Kathmandu della casta degli Shakya, quella a cui apparteneva il Buddha. Per essere scelta, dovrebbe possedere le “32 perfezioni” (occhi neri, ciglia come quelle di una mucca, organo sessuale non sporgente, lingua piccola, una bella ombra, pelle chiara e profumata…); in realtà deve essere bella, senza difetti fisici, non aver mai subito perdite di sangue e che sia senza cicatrici. Più importanti sono invece le caratteristiche del carattere: non può piangere, mostrarsi irrequieta o disinteressata. La selezione culmina con una terribile prova: le bambine vengono messe in una stanza illuminata dalla sola luce delle candele, vengono terrorizzate con rumori, e fatte dormire tra 100 teste di bufalo sacrificate a Kali, mentre uomini mascherati da demoni danzano per spaventarle. Le bambine devono superare la notte, quella che non si lascia turbare e soprattutto non piangerà, sarà la nuova Kumari. Prima però deve superare un’ultima prova, quella di riconoscere oggetti che erano appartenuti alla precedente Kumari. La bambina viene quindi vestita e truccata, condotta al tempio di Taleju e trasportata in piazza su di un panno bianco verso la sua nuova casa, il Kumari Ghar. Un percorso che per la bambina coincide con l’ultima volta che i suoi piedi toccano terra. La Kumari non può indossare scarpe, ma solo calze rosse e ogni volta che lascia il palazzo, in occasione di alcune particolari feste, viene trasportata su una portantina dorata. I suoi piedi sono sacri e puri, i devoti possono toccarli nella speranza di ricevere responsi o aiuti sui loro problemi o nella speranza di essere sollevati dalle loro malattie. Il re stesso li bacerà ogni anno, nel giorno in cui verrà a cercare il suo perdono e appoggio.
Poiché viene considerata onnisciente, la Kumari non riceve alcuna istruzione. Più di recente, in ogni caso, le è stato assegnato un tutore, una modernizzazione che si è vista necessaria perché fosse in grado di reintrodursi nella vita normale. In ogni caso il suo tutore non può ordinarle di fare nulla, deve trovare un modo per interessarla allo studio e convincerla ad applicarsi.
Folle di fedeli e turisti attendono sotto il suo palazzo sperando che passi davanti le finestre del terzo piano e sorrida loro. Anche se le sue apparizioni improvvise durano solo pochi secondi l’atmosfera tra la folla cambia e si carica di devozione e felicità per la visione.
La presenza divina abbandona la Kumari nel momento della prima mestruazione, o prima se la bambina viene colpita da infermità o perde sangue. La Kumari perde la sua divinità anche in coincidenza della morte del Re. Quindi la deposizione è brusca e non pianificata. Selezionata la nuova Kumari, la Kumari precedente subisce alcuni rituali che la privano del suo status, almeno formalmente. Nel giro di quattro giorni i simboli della sua divinità le vengono tolti. Come ultimo atto vengono sciolti i suoi capelli e la giovane abbandona il suo posto e viene costretta a tornare in un mondo che non le appartiene. Un passaggio alla normalità che per le bambine può essere traumatico. Va via con una moneta d’oro e un pezzo del regale tessuto rosso fabbricato nel periodo in cui lei era Kumari. Per sopravvivere le viene dato un appannaggio di seimila rupie al mese.
Si ritiene che un uomo che sposa una Kumari sia condannato a morire entro sei mesi tossendo sangue. Nella realtà queste donne si reinseriscono nella società e non hanno problemi a trovare un marito. Tutte le ex-Kumari si sono sposate, fatta eccezione delle più giovani.
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Un libro per approfondire.






