Là dove non vivono farfalle
Marzo 25, 2008 di Serena
La farfalla
L’ultima, proprio l’ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
- così gialla, così gialla! -
l’ultima,
volava in alto leggera,
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà già la mia settima settimana
di ghetto:
i miei mi hanno ritrovato qui
e qui mi chiamano i fiori di ruta
e il bianco candeliere del castagno
nel cortile.
Ma qui non ho visto nessuna farfalla.
Quella dell’altra volta fu l’ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.Pavel Friedmann
(nel ghetto di Terezin dal 1942 al 1944, morto a 23 anni ad Auschwitz)
Uno dei libri a me più cari: Poesie e disegni dei bambini di Terezin, che ho scoperto essere presente nella libreria di casa quando frequentavo la terza media. Durante le ore di antologia, affrontammo la poesia La farfalla di Pavel Friedmann e per prepararmi all’interrogazione mio padre andò a pescare proprio questo libro. Mi ricordo che portai a scuola un approfondimento sui bambini di Terezin.
Il libro raccoglie poesie e disegni dei bambini ebrei imprigionati nel ghetto di Terezin - a circa 60 km da Praga - negli anni compresi tra il 1942 e il 1944. Venne definito il “ghetto dei bambini”, proprio perchè in quegli anni dei 42.000 deportati 15.000 erano bambini sotto i 15 anni e solo un centinaio riuscirono a salvarsi al massacro dei lager. Le poesie (66) e i disegni raccolti (circa 4000) sono conservati presso il Museo ebraico di Praga.
L’attività portata avanti di nascosto da alcuni adulti del ghetto (i “maestri” e le “maestre”) fu volta ad organizzare un sistema di istruzione scolastica di diversi gradi a seconda dell’età dei bambini, conferendo un ruolo di primaria importanza all’espressività. Ciò fu possibile anche perchè i bambini sotto ai 14 anni vivevano nelle case d’infanzia, mentre i più grandi lavoravano - fino a 80/100 ore alla settimana - con gli adulti. Molti disegni ritraggono ciò che i bambini potevano vedere nel ghetto, ma non solo; molto spesso ciò che troviamo dipinto non è reale o semplicemente visto dagli occhi, ma è ciò che era fortemente desiderato e di cui si sentiva la mancava: la vetrina di un negozio con molto cibo, una tovaglia pulita, un mazzo di fiori sopra ad un mobile… Se i disegni dimostrano freschezza e fantasia, le poesie dimostrano invece una riflessione più profonda sui fatti della vita e della guerra, del dolore e della speranza, soprattutto perchè scritti da ragazzini più grandi. Vi lascio un’altra poesia, di una ragazzina sopravvissuta
Vorrei andare sola
Vorrei andare sola
dove c’è altra gente migliore,
in qualche posto sconosciuto
dove nessuno più uccide.Ma forse ci andremo in tanti
verso questo sogno,
in mille forse
- e perchè non subito?Alena Synkova (nel ghetto di Terezin dal 1942, tornata dopo la Liberazione)



















Ho visitato il museo a Praga. Un viaggio terribile attraverso l’orrore che l’uomo ha saputo portare nel mondo. Toccante scoprire nella semplicità di una data, quella della loro prematura scomparsa, come un destino comune ha travolto queste preziose vite.
mi è quasi scappato un “che bello” … ma quando i miei due neuroni si son toccati mi è morto in gola…
Atroce.
credo che Nemuriko abbai dato bene l’idea..concordo con lei

buona continuazione di settimana
@ Davide: sfoglio sempre quel libro con un nodo alla gola, non immagino come possa essere vedere quei disegni dal vivo…
@ Nemuriko ed elis: un abbraccio!
Non ho mai letto questo libro, e ti ringrazio tantissimo per avermelo fatto conoscere.
L’ignoranza umana non ha mai fine e la sete di conoscere per ora mi sorregge ancora
@ Beppone: il segreto sta nella condivisione e cercare di tenere sempre viva questa sete… credo sia piuttosto difficile reperire il libro, ti auguro di riuscire a trovarlo, magari in una biblioteca. Nel frattempo, ti lascio il link ad una pagina che contiene un documento con un piccolo estratto delle poesie.