Ancora una volta è un’immagine a parlare e, ancora una volta, inserisco nel blog un’illustrazione di Paolo Domeniconi (ricordate l’altra?). L’immagine parla, io vi dico cosa mi sta dicendo… un libro/quaderno aperto, dalle cui pagine sembrano librarsi in volo due uccellini colorati. Questi ultimi potrebbero simboleggiare la fantasia, oppure i liberi pensieri che la lettura fa emergere, stimola. Una mano tesa (di bambino?) sfoglia curioso le pagine. Solo in un secondo momento mi soffermo sul testo che è stato inserito. Si tratta di un estratto da Il limone lunare, scritto da Danilo Dolci nel 1970.
C’è chi educa
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
quando è così guidato.C’è chi educa cercando di comprendere
sorridendo, prudente
lodando solo quanto trova buono
e divertendo per tenere in forma:forse c’è chi ama essere incoraggiato.Profondamente stimavo un amico
quasi invidiando un altro, a cui diceva
stupido, e non a me.C’è chi educa senza
nascondere l’assurdo ch’è nel mondo
aperto a ogni sviluppo ma tentando
di essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.
Triestino emigrato in Sicilia negli anni Cinquanta – dedito alla poesia – Dolci promosse lotte nonviolente a favore dei diritti dei lavoratori; per questo motivo è noto col soprannome Il Gandhi di Partinico. Educatore volto all’azione, non fu un teorico della pedagogia; il suo impegno sociale era legato strettamente all’educazione. Una tra le sue esperienze più significative è la creazione del Centro Educativo di Mirto, presso Partinico. Non è possibile parlare di Dolci se non riferendosi anche alla maietuca socratica (maieutica = l’arte della levatrice), volta a bilanciare gli estremi dell’autoritarismo della scuola tradizionale e del più ingenuo spontaneismo: Dolci può essere infatti definito come “l’educatore della domanda”, colui non che interroga in senso scolastico, ma che centra l’azione educativa sul chiedere, sull’esplorare, sullo scoprire ciò che non è noto, che ancora non è venuto alla luce. Domanda che aiuta l’educando a concepire un nuovo modo di vedersi e di collocarsi, prezioso strumento di autoriconoscimento. Non si tratta di parlare al posto dei “senza voce”, ma di far sì che chi non riesce ad esprimersi, perchè soggiogato dall’ignoranza e abbandonato a sè stesso, trovi le parole per esprimere la sua condizione, le sue necessità, i suoi sogni.
Se l’occhio non si esercita, non vede
pelle che non tocca, non sa
se il sangue non immagina, si spegne.
Pure provato da fatiche e lotte,
meravigliato dei capelli bianchi
di persistere vivo, la tua voce
pudore ha di poetare:
a irreprimibile esigenza,
terra acqua creature
orizzonte, ti sono adolescenti
paroleda Creatura di Creature
Per educare
meglio non inizi
dalla grammatica, dall’alfabeto:
inizia dalla ricerca del fondo interesse
dall’imparare a scoprire,
dalla poesia ch’è rivoluzione
perchè poesiase educhi alla musica:
dall’udire le rane,
da Bach, e non da pedanti esercizi.
non temere di rimanere soloInizia con pochi
a garantire la qualità all’avvio,
per essere di tutti:
elastico con chi non sa capire
aperto al diverso
non lasciarti annegare in confusioni arruffone
da chi è inesatto e impuntuale cronicamente
taglia nettoE soprattutto cerca di scoprire
la necessaria dialettica tra l’impegno maieutico e l’assumere
responsabili scelteda Poema Umano
Chissà se siamo davvero il sogno di chi ci ha cresciuti.
_________________________
Danilo Dolci su Wikipedia
Una mostra documentaria itinerante su Danilo Dolci







Educare significa anche “portar fuori” qualcosa.
L’educatore quindi ci aiuta a portar la luce le cose nascoste dentro di noi.
Allora, io penso che, tenendo conto di questo aspetto, il tuo blog ci “educa”.
e pensare che a me, durante il servizio civile e gli innumerevoli seminari sulla noviolenza, mai nessuno ha parlato di Dolci. Oppure ero distratto. O forse me l’hanno proposto come “pedante esercizio” e per questo non ne ho ricordi.
Ciao,
ho preso spunto da questo tuo post per visitare il sito di Domeniconi. Le illustrazioni sono proprio incantevoli ed è nato in me un forte desiderio di rileggere “Il gatto con gli stivali”.
Educare significa anche avere la capacità di far vibrare l’animo,
Marzia
@ Gianluca: esatto… dal latino ex-ducere… grazie delle tue parole, mi fanno piacere!
@ pani: e pensare che non me ne hanno mai parlato all’università… e ho frequentato Scienze dell’educazione…
@ Marzia: concordo! Domeniconi è bravo, mi perdo tutte le volte a guardare le sue illustrazioni, e torno un pò bambina… *__*
Vedo con piacere che condividiamo la stessa “filosofia pedagogica”.
Ecco il post del mio blog in cui ho riportato una massima di Antoine de Saint Exupéry: http://giaele.wordpress.com/2007/12/02/la-passione-per-la-vita/
@ Giaele: non conoscevo quella citazione di Saint Exupéry, direi che è in linea con quanto ho scritto qui. Inoltre avevo riportato una poesia della Merini tempo fa… http://serenatriacca.wordpress.com/2008/02/28/il-mondo-e-caduto-in-un-pozzo/