La domenica consueto appuntamento con Passepartout, sempre condotto con stile, intelligenza ed ironia da Philippe Daverio. Un piccolo “rito” che si rinnova, che costringe il cervello a mettersi in moto per stare al passo con le riflessioni mai banali di Daverio o semplicemente riesce a far sgranare gli occhi per le bellezze che non sempre è possibile vedere dal vivo.
Spesso mi sono chiesta cosa si intravedesse dietro alle sue spalle; nei titoli di coda leggo che si tratta di un’opera di Anna Rosa Gavazzi dal titolo Expédition nocturne n° 1. Mi aveva incuriosita questa grande pagina di libro, con tratti di testo anneriti da linee nere.
L’autrice ha riesumato un libro dimenticato dell’Ottocento, Expédition nocturne autour de ma chambre (1825) di Xavier de Maistre, sequel del Voyage autour de ma chambre (1795), scritto durante un periodo di prigionia di sei settimane. In quest’opera, in 42 capitoli (uno per ogni giorno di fermo), De Maistre dà libero sfogo alla sua immaginazione: dalle descrizioni di ciò che vede stando seduto sulla sua sedia (cercando di descrivere gli oggetti come fosse la prima volta) verso ad un approccio più introspettivo, nella direzione della filosofia spiritualista. In un celebre aforisma William Blake recitava Vedere un mondo in un granello di sabbia e un paradiso in un fiore selvatico, tenere l’infinito nel palmo della mano e l’eternità in un’ora: questo l’intento dei De Maistre nello scrivere il suo Voyage. La vita, dopo tutto, guadagna valore dall’intensità dell’impegno che si ha verso di essa; attraverso un’osservazione attenta, possiamo conferire anche ai più ordinari oggetti e attività un significato o un proposito particolare. Un letto – ad esempio, dice De Maistre – è testimone della nostra nascita e della nostra morte; è una culla adornata con fiori, è il trono dell’amore, è la sepoltura. Nell’introduzione alla traduzione inglese del testo (A journey around my room, Hesperus Press, 2005), Andrew Brown mette in relazione De Maistre a Cartesio, che aveva fatto del Cogito, ergo sum il principio fondante della conoscenza. L’introspettivo De Maistre afferma più volte la duplicità del suo essere: un’anima e l’Altro, che spesso chiama la Bestia. Talvolta le due componenti vanno di pari passo, ma non sempre; ci sono momenti in cui l’anima si arrende al corpo e momenti in cui l’anima vola libera verso l’incantevole terra dell’immaginazione.
Un breve passaggio dedicato ad un amico scomparso:
No, colui che allaga di tanta luce l’Oriente non l’ha fatto splendere ai miei occhi per piombarmi ben presto nella notte del nulla. Colui che stende questo incommensurabile orizzonte, Colui che innalzò queste enormi montagne a cui il sole indora le vette nevose, è lo stesso che ha ordinato al mio cuore di battere e di pensare. No, il mio amico non è entrato nel nulla; qualunque sia la barriera che ci divide, lo rivedrò. Non è su un sillogismo che si fonda la mia speranza. Il volo di un insetto nell’aria è sufficiente a farmene persuaso; e spesso l’aspetto della campagna, il profumo dell’aria e non so quale incantesimo diffuso intorno a me elevano talmente i miei pensieri che una prova invincibile dell’immortalità irrompe con violenza dentro la mia anima e se ne impossessa completamente.
Ma ritorniamo ad Anna Rosa Gavazzi. Expédition nocturne autour de ma chambre - Quattro ore in compagnia del conte Xavier di Mestre viene esibita nell’ambito della mostra Effetto notte, curata da Roberto Borghi, a Milano nel 2001. Si tratta di un’opera composita: 30 sono le fotografie esposte. L’autrice si è impadronita di 26 pagine del libro di De Maistre, compiendo il suo viaggio personale, scegliendo quali porzioni di testo barrare per far emergere – solo con il testo non barrato – una nuova storia. Ecco cosa dice l’artista:
[...] in un’epoca dove viaggiare è solo un ritrovare nuovi scenari con molti indizi uguali ovunque, dove il souvenir è prodotto in un posto e poi distribuito dappertutto cambia il panorama, si abbandonano i luoghi consueti e si pensa di ritrovare altrove la ragione o le ragioni della nostra fatica giornaliera. I tempi sono accelerati e l’attenzione necessaria al nostro vissuto diventa improponibile per colpa di tempi stretti e rigorosi. Pensieri che sono i rumori di fondo che impediscono la consapevolezza dello strare in questo momento, non nello ieri e non nel futuro ma solo rigorosamente nell’adesso. Ultimo pensiero probabilmente non necessario è il ricordo delle lettere scritte nell’infanzia e nella prima adolescenza a mia nonna dal Brasile che erano rispedite al mittente con vistose barrature per ricostruire una grammatica italiana difficilmente masticata da una che frequentava la scuola inglese, in un paese dove si parlava portoghese e che a tavola doveva esercitarsi in francese.
L’expédition della Gavazzi ruota attorno a quattro momenti (1° dalle 8 alle 9 p.m, 2° intorno alle 10,30 p.m, 3° forse le 11 p.m, 4° mezzanotte) che si susseguono dalle 20 alle 24. Oltre a queste quattro fotografie, ce ne sono altre due di grande dimensione che segnano l’inizio e la fine del viaggio-storia e altre 24 foto tratte dalle 26 pagine scelte.
Il lavoro scaturiva dalla necessità di ritrovare un pensiero che avesse potuto ricreare un mio personale viaggio all’interno di un spazio percorso già e con un’altra persona. Ricuperare un testo che veniva da me astratto dal suo linguaggio ottocentesco per farne un nuovo libro. Giustificare la sottrazione è il compimento di altri possibili viaggi.
Qui di seguito il testo barrato come in fotografia (Expédition n° 1):
CHAPITRE PREMIER.
Pour jeter quelque intérêt sur la nouvelle chambre dans laquelle j’ai fait une expédition nocturne, je dois apprendre aux curieux comment elle m’était tombée en partage. Continuellement distrait de mes occupations dans la maison bruyante que j’habitais, je me proposais depuis longtemps de me procurer dans le voisinage une retraite plus solitaire, lorsqu’un jour, en parcourant une notice biographique sur M. de Buffon, j’y lus que cet homme célèbre avait choisi dans ses jardins un pavillon isolé, qui ne contenait aucun autre meuble que le fauteuil et le bureau sur lequel il écrivait, ni aucun autre ouvrage que le manuscrit auquel il travaillait.
Les chimères dont je m’occupe offrent tant de disparate avec les travaux immortels de M. de Buffon,
Qui potete trovare il libro (edizione numerata), curato da Philippe Daverio e Roberto Borghi. Le diverse mostre sono inoltre state arricchite dall’esecuzione al violoncello da parte di Christophe Daverio di alcune suite di J.S. Bach.
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Per scrivere questo post ho tratto in parte ispirazione dalla recensione di Michael Dirda pubblicata sul Washington Post.
Voyage autour de ma chambre testo integrale (in francese)
Expédition nocturne testo integrale (in francese)
Altre opere integrali di De Maistre (in francese)
Biografia di Xavier de Maistre su Wikipedia in inglese e in francese
Viaggio intorno alla mia camera in vendita da Feltrinelli
Il sito web di Anna Gavazzi







ooooooh :O!
me l’ero sempre chiesta anche io!
non lo guardo spessissimo, ma quando capito davanti alla tv a qell’ora lo guardo volentierissimo. È un gran bel programma.
@ Nemuriko: mitica Nemu! Sei dei nostri!
Ciao,
l’anno scorso in una delle mie visite al MART lo ho incontrato con tutto il suo staff!
L’accesso al museo era aperto al pubblico nonostante le riprese
Marzia
Poco fa ho visto l’ultima puntata della stagione…
Grazie per aver usato e giudicato adatta la mia immagine per iniziare il tuo discorso sull’opera di Anna Rosa Gavazzi, ottima spiegazione e lavoro!
Ciao e arrivederci …
Batt
Io invece mi chiedo…cosa succede Serena, perchè oggi sei così profonda e oltre i tuoi colori…un forte abbraccio Salvatore.
E’ un pò l’essenza della scrittura quello di vedere cose consuete con occhi nuovi e, alla luce della pochezza dei nostri giorni, anche un modo per preservare la propria intelligenza.
Io che sono appassionato di fotografia e di poesia so bene che le cose non vanno mai osservate per quello che sono perché, in verità, molto poco spesso sono quello che sembrano essere. E’ stato sempre il cruccio e la tensione di spiriti sensibili quello di trovare un’anima diversa nelle cose che guardiamo e che ci passano davanti agli occhi.
E’ quello che ogni buon fotografo dovrebbe fare…
Un saluto.
@ Marzia: che emozione dev’essere stata! io ho avuto la fortuna di assistere, assieme al mio compagno, ad una lezione d’arte tenuta da Davierio sulla Valtellina e i Ligari… è un genio, è travolgente, è incredibilmente colto e tutto ciò che ho pensato vedendolo in tv è stato confermato da quella lezione!
@ Battista: ho visto anche io… riprenderà ad ottobre? speriamo! Grazie a te per l’ispirazione e la foto! Non ho mai avuto il tempismo di fare una foto alla tv
@ Salvatore: forse presagivo qualcosa… di cui non posso parlare… un caro saluto!
@ linguaromana: grazie per il tuo commento e per esserti soffermato. Quoto in toto quello che scrivi. Grazie ancora!
io purtroppo seguo poco la tv e di Daverio mi sono fatto troppi preconcetti. Ma ora mi sono ricreduto oltre ad essere incuriosito e sono andato a spulciare diversi siti che parlano di lui.
Riguardo al post…come si dice? Chapeau…
@ pani: donde derivavano i preconcetti? Ti consiglio di guardare il suo programma… Rai 3, domenica ore 13.20… da ottobre dovrebbe riprendere la nuova stagione. Grazieee per il chapeau…
non so da dove arrivino…forse per la sua faccia pacioccona, il nome, l’aria dandy. Ma io sono capace di cospargermi il capo di cenere. Rai 3, domenica ore 13.20…
@ pani: càpita…
Se ami l’arte sono sicura che te la saprà comunicare come nessun altro…
ciao serena
anche io adoro il programma di philippe daverio
e quando lo guardo rimango ipnotizzata davanti alla tv !
grazie per aver svelato il segreto della pagina misteriosa
a presto
r
p.s.
bello il tuo blog
@ Roberta: cara Roberta, grazie per avere raccolto il feed-back… tra i miei lettori potremmo costituire un fan club di Daverio
bello che l’arte e la cultura possano entrare nelle nostre case atraverso la sua voce…
p.s. grazieeeeee! spero tornerai a trovarmi